Comunità “sperimentale”: lo spazio aumentato dell’arte nelle esperienze di Latronico e di Interferenze
Leandro Pisano

Le pratiche e i discorsi intorno all’arte contemporanea tendono sempre più a riposizionare, negli ultimi anni, sia i territori rurali che le declinazioni del concetto di comunità al centro dell’interesse, nell’ambito delle riflessioni teoriche e delle esperienze sviluppate da artisti e curatori.

Da un lato, la traslazione dell’idea di territorio nell’epoca post-globale, legata ai mutamenti della percezione dello spazio e del tempo innescati dall’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione, rivela l’emersione di spazi e geografie rimasti ai margini delle narrazioni della modernità. Questo processo definisce un terreno mobile in cui l’arte sperimenta continuamente se stessa come insieme di strumenti, linguaggi e metodi in grado di attraversare in senso critico i territori e i paesaggi complessi della contemporaneità, rivelandone livelli nascosti o rimossi.



Dall’altra parte, l’attenzione degli artisti verso la pluralità di idee prodotte dai processi, dalle articolazioni sociali e dai relativi contesti politici e storici, orientata in senso specifico verso i temi della comunità e degli altri gruppi sociali definiti da interessi o agentività comuni, mettendo in discussione i punti di vista nazionali, etnici o religiosi, produce nuovi possibili spazi di intersezione e di indagine. Nel rimescolamento delle geografie della post-globalità, luoghi invisibili come Latronico emergono al di là della superficie piatta delle mappe come spazi di sperimentazione e riconfigurazione, attraverso i linguaggi dell’arte, di modelli, pratiche ed elementi relazionali all’interno delle comunità rurali.

Come ha scritto Iain Chambers, a proposito della definizione di un possibile orizzonte critico della ruralità, “qui il territorio diventa un laboratorio culturale dove diventa possibile immaginare e praticare un’economia politica diversa. La novità entra per far parte del territorio non come una forza esterna ma tramite un nuovo assemblaggio di elementi, pratiche e possibilità che sono già in circolazione”1.

È una novità introdotta dalla messa in atto di processi che aprono spazi di interazione tra comunità e artisti fondati su interessi condivisi anche in maniera temporanea, o semplicemente costruiti sull’incontro che avviene per caso, determinato dall’abitare transitoriamente lo stesso luogo e lo stesso tempo. È un incontro che produce l’inatteso, che rivela l’arte nelle sue possibilità di oltrepassare i vincoli imposti da confini e sintassi disciplinari, che ridisegna il territorio rurale come uno spazio critico in cui interrogare gli ambiti semantici di termini come “comunità” o “identità” e individuare nuove modalità di traduzione anche rispetto alle tradizioni.

Re-immaginato attraverso i linguaggi dell’arte, Latronico è Ogni dove, come raccontano Giovanna Bianco e Pino Valente nell’omonima installazione. Esso è il luogo di un flusso inarrestabile di idee, corpi, movimenti, che parte dal borgo lucano per proiettarsi verso lo spazio esterno, ripiegando poi su se stesso in un moto biunivoco circolare e ininterrotto.

Orientate all’interno del suo spazio fisico, le pratiche estetiche tracciano qui gli intricati reticoli di una narrazione in cui si sovrappongono gli echi del passato, le voci del presente, le risonanze dei luoghi e delle architetture del paese. È un tessuto di narrazioni scambiate, plasmate, trasformate, dal quale emergono storie inascoltate o nuove istanze proiettate all’interno di un territorio che diventa ambito performativo e di sperimentazione che genera esiti inattesi, attraverso l’incontro tra gli artisti e le voci dei paesaggi, dei luoghi e della comunità locale.



Ma, allo stesso tempo, queste pratiche sono A Cielo Aperto, fuoriescono cioè dai limiti dello spazio-tempo del territorio, delocalizzano l’arte verso spazi transitori e distopici collocati al di fuori delle mura dei musei e delle gallerie, generano cartografie relazionali ed epistemologiche che producono “conoscenza sociale”2 e che si proiettano al di là dei confini territoriali del borgo lucano e dei suoi dintorni. Costruiscono, in definitiva, uno spazio aumentato in cui, nell’imprevedibilità dell’incontro, si moltiplicano le combinazioni di singolarità, alterità ed esperienze condivise, si espandono le relazioni inter-locali con l’esterno e si producono forme di “essere insieme”3 in un luogo specifico che generano pratiche estetiche e processi in cui emergono elementi di “conoscenza sociale” e narrazioni che mettono in questione i discorsi sulla marginalità dei territori rurali nella dimensione spazio-temporale della modernità.

All’interno di questo spazio, gli incontri, le dinamiche, le interazioni, i movimenti, i flussi regolati dai linguaggi e dalle pratiche dell’arte configurano una comunità “sperimentale”4 mai uguale a se stessa, costruita sull’essere insieme in maniera transitoria all’interno di uno spazio fisico definito, quello del borgo e delle aree immediatamente circostanti.

Si tratta di dinamiche in cui lo spazio pubblico rurale diventa luogo in cui esperire meccanismi di incontro alimentati dalle pratiche estetiche: “espandere” questo spazio significa attraversare ambienti ibridi, che si generano nell’intersezione tra mondo tecnologico, urbanizzato e inorganico, e territorio rurale, arcaico e organico, come avviene nelle microregioni dell’Irpinia e del Sannio con il festival Interferenze5 e i suoi progetti collaterali (Mediaterrae Vol.1, FARM/Interferenze 2012, Barsento Mediascape, Calitri Temporary Orchestra, ‘Liminaria’)6. Qui, nello stesso quadrante geografico meridionale nel quale insiste Latronico, proprio come nell’esperienza lucana tanti sono gli elementi in movimento che si incrociano, caratterizzando una ruralità che non è mai inerte, statica, ma che si apre continuamente al riassemblaggio delle componenti che la definiscono dinamicamente.

Nell’edizione 2006 di Interferenze, completamente immersa nei boschi del complesso montuoso del Partenio, suoni e luci si insinuano “tra le cortecce secolari degli alberi”, trasformando la foresta in “un’isola privata e pubblica allo stesso tempo”, come ha scritto Fosco Lucarelli7. “Naturalis electronica. Una sperimentazione così libera ma senza sbavature, mediante l’uso di software quali Jitter e Maja, Max/Msp, linguaggi tipo Processing e altro, in un tale contesto, svincola sempre più la cultura digitale da uno dei luoghi comuni che più tenacemente le si accompagna, quello della sua presunta freddezza”8.

Si definisce in questo modo la possibilità di occupare uno spazio, quello della foresta, attraverso i linguaggi e le forme del suono e delle arti digitali, secondo un approccio che segue allo stesso tempo tre direttrici: quella verticale del radicamento degli alberi e della sedimentazione delle culture che hanno abitato e vissuto la montagna, quella orizzontale dei segnali delle reti elettroniche e di internet, che tracciano “mappe e connessioni invisibili, che fendono gli spazi boschivi insinuandosi in luoghi prima alieni alle onde elettromagnetiche”9 e infine “quella obliqua della mescolanza dei linguaggi, dei flussi, dei corpi in transito in questo territorio ‘semi-incontaminato’”10.



Le narrazioni dell’arte ricostruiscono un tessuto culturale latente e tuttavia allo stesso tempo pulsante di storie dimenticate, neglette, che si aprono alla possibilità di sperimentare, all’interno di questi spazi silenziosi e ombrosi, traduzioni inattese per tutto ciò che è registrato nel passato come simulacro della tradizione e che viene invece immerso nel dinamismo della contemporaneità.

Ascoltare il territorio, in questo senso, prelude alla possibilità di fare esperienza della sua vastità e della sua complessità nella maniera più ampia e imprevedibile, come emerge dalla lettura di performance come quella di Andrea Gabriele e Andrea Di Cesare11, in cui si fondono voci, suoni ambientali ed echi di canzoni popolari lucane. Qui la pratica del deep listening12, e cioè di un ascolto “profondo”, rivela risonanze che investono storie, corpi, luoghi e paesaggi accomunati dalla pratica di un incontro che è allo stesso tempo materiale e immaginario, costruito sulla moltiplicazione dei livelli e amplificato dall’ambiguità, dall’imprevedibilità e dalla potenza dell’esperienza del suono.

In questo processo che intreccia una pluralità di voci, spazi e dimensioni temporali, emerge ulteriormente la complessità dell’interazione e dell’incontro tra artista e comunità nello spazio in-between in cui viene messa in atto una negoziazione continua del concetto di ri-soggettivizzazione. Attraversare questo campo di forze, significa per l’artista percorrere un sentiero scivoloso, disseminato di rischi legati alle condizioni materiali della pratica e al posizionamento assunto nel corso dell’esperienza dell’incontro, alla ricostruzione simbolica dell’“altro” come controparte nel dialogo e alle condizioni stesse di questo dialogo, inscritto in un meccanismo di poteri, linguaggi, storie e confini dal quale scaturiscono tutte le dinamiche di differenziazione13.

Di fronte a tali pericoli14, l’unica soluzione possibile è quella di adattarsi, di ridisegnare e mettere in questione i linguaggi, gli strumenti e gli approcci al territorio stesso, di immergersi in un’esperienza totalizzante in cui si viene a contatto con l’intricata mescolanza di modi di vivere, concepire, raccontare e performare il mondo sottesa a ogni “communitas”15.

Al di là di questa soglia critica, che segna lo spazio complesso in cui si sperimenta e si ridefinisce continuamente in senso dinamico l’incontro tra artista e comunità, il territorio rurale configura se stesso come un (nuovo) medium attraverso il quale comunicare ed entrare in contatto in maniera creativa, nella misura in cui esso apre la possibilità a tutto ciò che è inatteso.

Da questa prospettiva scaturiscono altre narrazioni, come accade a Latronico o a Interferenze e nei suoi progetti collaterali, laddove l’incontro tra artisti e comunità, attraverso processi temporanei e inattesi di traduzione, lascia riemergere frammenti di un passato che si apre alle “traiettorie dinamiche e imprevedibili del presente, alimentando un processo nel quale, a partire dalla rielaborazione dell’attuale, si può re-immaginare (e ri-occupare) il territorio rurale come un ‘paesaggio diverso’”16.

In Irpinia come nel Sannio, a Latronico come Ogni dove, fare esperienza del territorio attraverso questi processi di incontro in transizione innescati dalle pratiche dell’arte, significa riuscire a re-immaginarlo nella complessità delle sue voci, dei suoi paesaggi, delle sue vite, adoperando punti di vista e di ascolto “altri”, attraverso i quali relazionarsi con le storie e le culture che lo attraversano.

Bibliografia
- Carlos Basualdo & Reinaldo Laddaga, Experimental Communities, Beth Hinderliter, et al. (eds.), Communities of Sense – Rethinking Aesthetics and Politics, Durham, Duke University Press, 2009, pp. 197–214.
- Iain Chambers, Per una ruralità critica, [Facebook post], 29 aprile 2014, http://www.facebook.com/iain.m.chambers/posts/10152330128138911, (ultimo accesso 16 aprile 2016).
- Julie Crawshaw & Menelaos Gkartzios, Getting to know the island: Artistic Experiments in Rural Community Development, “Journal of Rural Studies”, Issue 43, 2016, pp.134-144.
- Roberto Esposito, Communitas. Origine e destino della comunità, Torino, Einaudi, 1998.
- Franco Farinelli, La crisi della ragione cartografica, Torino, Einaudi, 2003.
- Miwon Kwon, One Place after Another. Site-Specific Art and Locational Identity, Cambridge/London, MIT Press, 2002.
- Fosco Lucarelli, Tra pixel e clorofilla, “Socks”, [blog entry], 09 agosto 2006, http://socks-studio.com/2006/08/09/tra-pixel-e-clorofilla/, (ultimo accesso 01 marzo 2016).
- Nina Möntmann, New Communities, Nina Möntmann (ed), New Communities, Toronto, Public/The Power Plant, 2010, pp.10-19.
- Jean-Luc Nancy, La comunità inoperosa, tr. A. Moscati, Napoli, Cronopio, 2003.
- Pauline Oliveros, Deep Listening: A Composer’s Sound Practice, Bloomington, iUniverse Books, 2005
- Nikos Papastergiadis, Collaboration in Art and Society: A Global Pursuit of Democratic Dialogue, Jonathan Harris (ed), Globalization and Contemporary Art, Oxford, Wiley-Blackwell, 2011, pp. 275-288.
- Leandro Pisano, Exploring Rural Territory as a New Medium, Judith Funke, Stefan Riekeles, Andreas Broeckmann & Hartware MedienKunstVerein (eds.), Proceedings of the 2010 16th International Symposium of Electronic Art (ISEA) in Ruhr, Berlin, Revolver Publishing, 2010, pp. 193-194.
- Leandro Pisano, Comunidad acústica y identidad sónica, “Panambí”, Issue 1, 2015, pp. 129-145.
- Leandro Pisano, Nuove geografie del suono, in corso di pubblicazione, Milano, Meltemi, 2017.


Note
1. Iain Chambers, Per una ruralità critica, [Facebook post], 29 aprile 2014, http://www.facebook.com/iain.m.chambers/posts/10152330128138911, (ultimo accesso 16 aprile 2016).
2. Nikos Papastergiadis adopera in tale accezione il termine “social knowledge”: si veda N. Papastergiadis, Collaboration in Art and Society: A Global Pursuit of Democratic Dialogue, Jonathan Harris (ed), Globalization and Contemporary Art, Oxford, Wiley-Blackwell, 2011, pp. 275-288.
3. Una delle riflessioni più approfondite sul tema delle new communities nel dominio delle arti contemporanee è quella di Nina Möntmann: cfr. N. Möntmann, New Communities, N. Möntmann (ed), New Communities, Toronto, Public/The Power Plant, 2010, pp. 10-19.
4. Carlos Basualdo & Reinaldo Laddaga, Experimental Communities, Beth Hinderliter et al. (eds.), Communities of Sense – Rethinking Aesthetics and Politics, Durham, Duke University Press, 2009, pp. 197–214.
5. http://www.interferenze.org ; www.liminaria.org
6. Si tratta di una serie di progetti sviluppati tra l’Irpinia, il Sannio beneventano e la Puglia (area Barsento-Trulli) a partire dal 2003, in cui si intrecciano arte, tecnoculture e ruralità. A partire dalla forma originaria del festival di arti e nuove tecnologie Interferenze, vengono sperimentati una serie di format ibridi (residenze, laboratori, workshop, progetti di studio sul campo) che confluiscono in una piattaforma di ricerca focalizzata sul concetto di (neo-) ruralità, nella quale si intersecano approcci multidisciplinari e critici ispirati ai new media studies e agli studi culturali e postcoloniali.
7. Fosco Lucarelli, Tra pixel e clorofilla, Socks, [blog entry], 09 agosto 2006, http://socks-studio.com/2006/08/09/tra-pixel-e-clorofilla/, (ultimo accesso 01 marzo 2016).
8. Ibidem.
9. Leandro Pisano, Nuove geografie del suono: spazi e territori nell’epoca post-digitale, Milano, Meltemi, 2017 (in corso di pubblicazione)
10. Ibidem.
11. Si tratta dell’atto finale del workshop che ha coinvolto a Latronico, nell’agosto 2010, Andrea Gabriele, Andrea Di Cesare e un gruppo di giovani locali. Durante quattro giorni di lavoro intenso, sono stati raccolti suoni ambientali poi editati e integrati, insieme alle voci dei partecipanti, in una traccia che riprende una vecchia canzone popolare della tradizione lucana, “Mulinarella”, suonata dal vivo la sera della performance. Gli spettatori, bendati, sono stati invitati ad alzarsi e accompagnati al centro della piazza per ballare ognuno insieme a un’altra persona, scoprendo solo alla fine di aver danzato insieme a uno sconosciuto.
12. Pauline Oliveros, Deep Listening: A Composer’s Sound Practice, Bloomington, iUniverse Books, 2005.
13. Leandro Pisano, Nuove geografie del suono, op. cit.
14. La problematizzazione dell’interazione “collabora-tiva” tra artista e comunità locale emerge come un nodo ineludibile: da un lato, la collaborazione tra artista e comunità locale rappresenta uno strumento potente per ri-occupare spazi culturali perduti e per dare voce a contro-storie della memoria, dall’altro è evidente il rischio di autoritarismo ‘etnografico’ espresso attraverso lo sguardo dell’artista. Cfr. M. Kwon, One Place after Another. Site-Specific Art and Locational Identity, Cambridge/London, MIT Press, 2002.
15. Sul concetto di communitas, si veda: Roberto Esposito, Communitas. Origine e destino della comunità, Torino, Einaudi, 1998.
16. Leandro Pisano, Nuove geografie del suono, op. cit.




Associazione Culturale Vincenzo De Luca
L’Associazione Culturale Vincenzo De Luca si costituisce nel 2005 a Latronico, in Basilicata. Dal 2008 promuove, autofinanziandosi, il progetto A Cielo Aperto, curato da Bianco-Valente e Pasquale Campanella, un’occasione per fare il punto sul senso e sui possibili sviluppi dell’arte in relazione a un contesto locale e alle sue specificità. La progettualità praticata nei laboratori è un elemento fondamentale per il dialogo e il coinvolgimento dei cittadini. La politica culturale messa in atto si inserisce nel dibattito in corso sull’arte contemporanea, per lo sviluppo di un localismo consapevole, da cui far emergere storia, forme materiali e simboliche che accrescano il valore di spazio e luogo pubblico.

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Associazione culturale Vincenzo De Luca
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